Infiammazioni intestinali e Artriti della colonna vertebrale

Infiammazioni intestinali e Artriti della colonna vertebrale

Disturbi reumatici e infiammazione intestinale: perché sono correlati?

Durante l’attività di reumatologo visito pazienti con disturbi reumatici correlati a malattie infiammatorie intestinali. All’artrite si associa gonfiore addominale, diarrea, sovrappeso. È noto ai più che una dieta migliora la gestione di entrambe le patologie. Ma quale dieta fare e a chi rivolgersi? Ti parlerò della mia esperienza.

A chi rivolgersi: Reumatologo o Nutrizionista?

Le malattie reumatiche sono malattie sistemiche che, oltre all’apparato osteoarticolare, interessano altre funzioni vitali dell’organismo. Il reumatologo deve saper impostare una corretta dieta antinfiammatoria. Nel mio studio di patologie reumatiche utilizzo il seguente approccio personalizzato:

  • visita internistica
  • esecuzione del test Recaller, per escludere l’infiammazione da cibo (ex intolleranze alimentari).
  • piano alimentare antinfiammatorio a Zona e Dieta di Rotazione per correggere l’infiammazione da cibo
  • riequilibrio della flora batterica intestinale (microbiota)
  • prescrizione terapia convenzionale e/o non convenzionale reumatologica.

La Spondiloartrite nasce dall’intestino

Nel paziente con spondiloartrite va sempre esclusa la presenza di due temibili malattie intestinali e del colon, che spesso precedono di anni i disturbi reumatici:

  • La Rettocolite Ulcerosa
  • Il Morbo di Crohn

Rientrano nelle Spondiloartriti:

  • Artrite psoriasica
  • Artriti reattive
  • Spondilite anchilosante
  • Spondiloartriti associate alle infiammazioni intestinali croniche (IBD)
  • Spondiloartriti dell’infanzia
  • Spondiloartriti non differenziate

I sintomi reumatici delle spondiloartriti

Sono variabili e interessano:

  • tendini, le capsule articolari, le zone di inserzione del tendine sull’osso (entesi)
  • se meno di 5 articolazioni (ginocchio, spalla, caviglia, regione sacroiliaca, anca) danno l’artrite oligoarticolare.
  • se sono coinvolte più di 5 articolazioni, di solito le piccole articolazioni di mani o piedi, si ha l’artrite poliarticolare.
  • l’interessamento uniformemente di un solo dito della mano o di un piede definisce il dito a salsicciotto
  • l’occhio può essere cointeressato (uveite) e si consiglia una sorveglianza oculistica periodica
  • apofisite della colonna vertebrale e sacroileite. E’ un dolore localizzato nella regione lombare o glutea senza oltrepassare mai il ginocchio (sciatica mozza)”. Il paziente si sveglia verso le 3 di notte, deve alzarsi e muoversi per alleviare i sintomi.

Artriti, tendiniti, disturbi articolari

Diagnosi clinico-strumentale di Spondiloartrite

La diagnosi clinica è importante perché precede di anni le manifestazioni radiologiche. Bisogna attenersi ai criteri clinici ASAS per la diagnosi. E’ necessario che siano presenti almeno 4 di essi per porre la diagnosi di Spondiloartrite sieronegativa:

  • Età di esordio inferiore ai 40 anni con dolore lombare presente da oltre tre mesi
  • Miglioramento del dolore col movimento e aggravamento col riposo
  • Dolore prevalentemente notturno da svegliare il paziente, spesso presente in regione glutea
  • Presenza di rigidità mattutina che migliora dopo mezzora
  • La risonanza magnetica (RMN) è importante per la diagnosi di infiammazione delle articolazione sacroiliache sin dalle prime fasi di malattia. Avremo quadri di lieve riassorbimento osseo sino ad aspetti erosivi o di anchilosi ossea.
  • In caso di dito a salsicciotto, di tendiniti, entesiti, l’ ecografia articolare powerDoppler, è in grado di valutare le fasi infiammatorie sin dall’inizio sino a riconoscere le erosioni articolari.

Gli esami ematici sono quasi sempre normali.  La ricerca dell’antigene di istocompatibilità HLA B27, è caratteristico nella spondilite anchilosante nel  70 % dei casi. Ma attenzione che circa un 30% sono portatori sani e quindi esenti da malattia.

La Terapia nelle Spondiloartriti

La terapia è differente nel caso si tratti di fase di esordio e di fase cronica.

  • Antinfiammatori COX2 dell’ultima generazione come l’Etoricoxib.  E’ in grado di bloccare le ciclossigenasi COX2 aumentate in corso di uno stato infiammatorio, con riduzione delle prostaglandine PGE2, ad attività infiammatoria.
  • La Sulfasalazina:è uno dei farmaci  che si usa di solito in prima battuta. Risulta più efficace nel trattamento delle artriti “periferiche” ma inefficace nell’infiammazione della colonna vertebrale, sacroileiti.
  • Il  Methotrexate(MTX) può trovare utile impiego anche nei pazienti con artrite associata con malattia di Crohn e colite ulcerosa.
  • I Farmaci Biologici: L’avvento dei farmaci biologici ha determinato un cambiamento epocale nella strategia di trattamento dell’artrite reumatoide, dell’artrite psoriasica, della spondilite anchilosante, delle enteroartriti. L’impiego dei farmaci biologici è indicato nei soggetti con artrite aggressiva ed in quelli con impegno dominante della colonna. In Italia i biologici più diffusi sono rappresentati da infliximab, il più usato, e l’adalimumab .
  • La Vitamina D: i pazienti con malattie croniche infiammatorie intestinali presentano un rischio superiore per le fratture da osteoporosi rispetto alla popolazione generale. L’uso protratto di glucocorticoidi e l’attività di malattia a livello intestinale sarebbero correlati con la riduzione della massa ossea. È indispensabile, pertanto, garantire un corretto apporto di calcio e vitamina D e l’eliminazione dei fattori di rischio di frattura modificabili (fumo di sigaretta, sedentarietà, ecc). Potrà essere valutata l’opportunità, sulla base del rischio di frattura, di ricorrere a farmaci specifici (bisfosfonati, ecc).

L’infiammazione silente da un killer silenzioso: il cibo

Linfiammazione silente è un’infiammazione cronica di bassa intensità, presente in ognuno di noi a difesa della salute. Solo se diventa intensa, con dolore, ce ne accorgiamo. Il sospetto che l’alimentazione errata potesse contribuire ad attivare o aggravare le malattie infiammatorie è stato sempre molto forte. I primi studi risalgono al 2010 e furono pubblicati dal medico italo-americano dr Fasano. Nelle malattie reumatiche l’intestino ha un aumentata permeabilità intestinale, “sindrome da leaky gut

Sindrome Leaky Gut

Cause e conseguenze dell’aumentata permeabilità intestinale

In questa situazione anatomica l’intestino è attraversato da molecole diverse, virus, batteri, funghi, che andranno a stimolare cronicamente il sistema immunitario. L’intestino sano è impermeabile con le sue maglie ben strette (villi intestinali). Ci sono sostanze che disattivano la proteina (zonulina) della parete intestinale. L’intestino a questo punto farà passare virus, molecole di cibi, nel sangue con sollecitazione cronica del sistema immunitario.

Cause non alimentari che aumentano la permeabilità intestinale

  • infezioni batteriche o virali
  • metalli pesanti (ad esempio il mercurio, alluminio, nichel)
  • stress
  • uso ricorrente di antibiotici

Cibi che aumentano la permeabilità intestinale

Famiglie di cibi che infiammano l’intestino con evoluzione verso le malattie autoimmunitarie:

  • glutine: presente in alcuni cereali come frumento, orzo, farro, segale, avena
  • caseine: presenti nel latte vaccino. Non si risolve il problema con i latti delattosilati
  • lectine: presenti nella parete dei legumi e della frutta secca
  • carboidrati raffinati con alto indice glicemico: aumenta la glicemia e i trigliceridi. Il soggetto ha più grasso bianco e cellule infiammatorie.

Questi cibi attaccano la parete intestinale disattivando la proteina zonulina e aggravando l’aumentata permeabilità intestinale. Ecco perché diventa importante eseguire un test d’intolleranza (Recaller) che evidenzi l’infiammazione da cibo. Solo con una dieta adeguata il problema potrà essere risolto. Raccomando di non fare il fai da te. Sono molti coloro che, su consiglio di amici o per aver letto qualche rivista, si mettono a dieta eliminando tutte queste tre categorie alimentari. E’ un grave errore questo che non porta certo a guarigione. Rivolgersi sempre al medico esperto per un indirizzo equilibrato alimentare.

Dieta e test per l’infiammazione da cibo

Un lavoro danese ha evidenziato come in molte malattie infiammatorie del colon ci siano aumenti di citochine specifiche legate ad ipersensibilità da cibo. In questo caso la misurazione del Baff e del Paf permette di individuare il profilo alimentare individuale con cambio dell’alimentazione che quantomeno aiuta a controllare i disturbi gastrointestinali.  L’alimentazione deve essere equilibrata come la Dieta a Zona che si è dimostrata di aiuto nel controllo dei sintomi articolari e irregolarità dell’alvo.

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Dottor Giuseppe Bova
Dottor Giuseppe Bova
Reumatologo e Nutrizionista Clinico. Ho posto la medicina integrata alla base della mia formazione medica e del mio lavoro clinico, integrando le terapie convenzionali e la medicina naturale. Nel corso degli anni, lavorando ogni giorno con i miei pazienti, ho approfondito le conoscenze dell'immunologia reumatologica.