La dieta antinfiammatoria nei reumatismi

Recenti ricerche scientifiche hanno evidenziato il legame tra dieta antinfiammatoria e miglioramento dei sintomi dell’artrite. È lo stesso paziente che spesso riferisce benefici o aggravamenti mangiando alcuni cibi che andranno individuati eseguendo un test attendibile.

I reumatismi sono delle malattie con dolore a livello delle articolazioni, tendini, muscoli, scheletro. La qualità della vita e l’aspettativa di vita, soprattutto nelle forme più severe, è ridotta per complicazioni cardiovascolari.

È il caso dell’artrite reumatoide (RA), malattia reumatica autoimmune che interessa l’1% della popolazione mondiale. L’infiammazione è a carico delle piccole articolazioni di mani, polsi, piedi, che si presentano calde, gonfie, già al mattino e per molte ore. Le fibre alimentari presenti nei vegetali possono migliorare la composizione dei batteri intestinali (microbiota) riducendo così l’ infiammazione e il dolore articolare. 

Cause delle malattie reumatiche

Le cause dell’AR sono nel 50% dei casi su base genetica, nel resto secondarie a malattie infettive, fumo, batteri intestinali e nutrizione. 

Evidenze scientifiche hanno dimostrato in questi malati un aumento della permeabilità intestinale (Leaky Gut) legato all’infiammazione da parte di virus, batteri, alimenti. Questi stimoli sul sistema immunitario sono responsabili del progressivo aumento delle malattie autoimmunitarie. La medicina ufficiale sostiene che la terapia della permeabilità intestinale permetterebbe di trattare anche la patologia ad essa correlata. La strategia consiste, da un lato, nell’eliminare dall’alimentazione tutte le possibili cause della permeabilità intestinale, dall’altro, di rigenerare le pareti intestinali danneggiate e ristabilire l’equilibrio della flora intestinale. Non escludere gruppi alimentari se non supportati da test diagnostici.

Alimentazione antinfiammatoria

Cibi ricchi di Omega 3

Il malato reumatico può avere benefici da una buona alimentazione scegliendo i cibi che siano in grado di controllare gli ormoni dell’infiammazione (insulina, citochine, eicosanoidi). Ma ci sono delle regole da rispettare:

  • equilibrio tra acidi grassi omega-6 (infiammatori) e omega-3 (antinfiammatori) che regolano la produzione degli eicosanoidi. 
  • corretta introduzione tra tra proteine e carboidrati a basso carico glicemico per non provocare aumenti dell’insulina, ormone ingrassante ed infiammatorio

Per raggiungere questi risultati combinare ad ogni pasto carboidrati, proteine e grassi secondo queste percentuali: 40-30-30 con riduzione calorica

I rimedi contro l’infiammazione

L’infiammazione cronica riduce la massa magra (FFM) e conseguentemente la forza muscolare con stanchezza.  L’aumento dell’apporto calorico e proteico non è sufficiente. E’ necessaria una dieta equilibrata che garantisca un adeguato apporto di nutrienti. L’integrazione di acidi grassi omega-3, in combinazione con la riduzione degli acidi grassi omega-6 , inducono un miglioramento dei sintomi e talvolta una riduzione dell’uso di FANS. 

Gli antiossidanti (vitamina A, vitamina C, selenio) possono contrastare gli effetti dello stress ossidativo. Acido folico e vitamina B12 permettono di ridurre gli effetti collaterali da farmaci (Methotrexate) e dell’omocisteina, sostanza favorente la trombosi, è frequente in questi pazienti. Il calcio e la vitamina D, il ferro, permettono di prevenire o curare la perdita ossea e l’anemia.

Esiste una dieta contro l’artrite?

Il paziente che vedo la prima volta è spesso disorientato perché non si spiega come mai non tutti i reumatologi diano consigli sull’alimentazione. Si chiedono tra le diete diffuse quale sia la più indicata. Nella mia attività medica ho spesso notato in molti pazienti che l’assunzione o l’omissione di certi cibi è in grado di modificare i sintomi clinici dell’artrite. Ancora meglio saranno i risultati applicando brevi periodi di eliminazione di certi cibi col supporto di test diagnostici. Secondo l’esperienza tratta sui miei pazienti  gli alimenti che fanno aggravare perché attivano l’infiammazione sono legate a frumento (54%), avena (37%), segale (32%), uova (30%) e zucchero (20%), latte e lattosio (15%).

I cibi grassi contengono l’ acido arachidonico, dal quale si formano gli eicosanoidi che hanno azione infiammatoria. I cereali e lo zucchero hanno evidentemente a che fare con l’elevato indice glicemico e l’insulina, un importante ormone del metabolismo degli zuccheri. Inoltre, un’alimentazione povera di fibre e ricca di glutine e proteine ha ripercussioni negative sulla flora intestinale, fino ad arrivare alle reazioni infiammatorie.

Quanto l’alimentazione contrasta le infiammazioni?

L’alimentazione ha un effetto “molto più lento e meno intenso” rispetto al trattamento farmacologico. Non sarebbe quindi possibile rinunciare ai farmaci, almeno nella fase iniziale. I farmaci e l’alimentazione si integrano. L’effetto antinfiammatorio dell’alimentazione raggiungerebbe il livello massimo nell’arco di 6-12 mesi; da questo punto in poi riesco a valutare i benefici ottenuti e come poter procedere.

Il mio approccio nutrizionistico

La mia dieta nel paziente reumatico risente delle tradizioni mediterranee che ho attualizzato rendendo la combinazione tra i vari macronutrienti più equilibrata. Non più prevalenza di carboidrati (65%) ma 40% di carboidrati integrali e 30% di proteine magre. Il rimanente 30% rimane a carico di grassi polinsaturi che derivano dal mondo vegetale. L’impostazione del metodo è quello della dieta a Zona. Le regole generali:

  • Gli oli e i grassi sono rappresentati dall’olio di oliva extravergine, dalla frutta secca
  • Bere acqua almeno 2 litri al giorno. Il vino è permesso un bicchiere a pasto
  • La frutta fresca va consumata ai pasti principali e anche durante gli spuntini
  • Ridurre zuccheri e grassi saturi
  • I carboidrati da preferire sono di origine vegetale come frutta, verdura, cereali e granaglie, legumi, frutta a guscio e semi.
  • Mangiare tutti i giorni formaggio, meglio grana, e yogurt in quantità modeste. Preferire formaggio magro (robiola, ricotta)
  • Il pesce va consumato 3-5 volte la settimana. Sgombro, tonno, alici, aringhe, sardine, salmone sono particolarmente ricchi di acidi grassi omega-3 antinfiammatori. Occorre cucinarli né fritti né impanati ma al forno, ai ferri.
  • Le uova sono permesse 4 volte la settimana. Per l’albume non ci sono limitazioni.
  • Le carni bianche sono ammesse sino a 4 volte la settimana. Per la carne rossa non superare la quantità settimanale di 400 grammi
  • Ammessi monopiatti composti da proteine vegetali (quinoa) e proteine animali (pesce, carne). La pasta integrale è permessa 1-2 volte la settimana.
  • Assumere una ricca quantità di antiossidanti, tra cui vitamine come la vitamina C, la vitamina E, nonché minerali come rame, ferro, zinco e selenio. Limitare pane bianco, dolci e riso perché questi alimenti hanno un elevato indice glicemico. Si suppone che ci sia una relazione tra un elevato tasso glicemico (iperglicemia) e le infiammazioni. Sostituire il glutine con il miglio (ricco di silicio, ferro, vitamina B6) amaranto, grano saraceno, semi di canapa, quinoa.
  • In caso di sovrappeso od obesità si raccomanda la riduzione del peso e della circonferenza addominale, indicatrice della quantità di grasso depositata a livello viscerale. Valori di circonferenza vita superiori a 94 cm nell’uomo e ad 80 cm nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “ moderato ”; valori superiori a 102 cm nell’uomo e ad 88 cm nella donna sono invece associati ad un rischio cardiovascolare “ elevato ”.
  • Praticare attività fisica . In generale, l’attività aerobica (camminare, pedalare, nuotare, etc.) praticata per un minimo di 150 minuti a settimana – ottimali 300 – ed esercizi di tonificazione muscolare praticati con metodo e regolarità contribuiscono a conservare un buon tono muscolare, difendere la mobilità articolare e mantenere il corretto peso corporeo.
  • In caso di disbiosi intestinale, l’assunzione di probiotici potrebbe aiutare a migliorare la condizione.

Bibliografia

  1. M.D. Smith, R.A. Gibson, P.M. Brooks: “Abnormal bowel permeability in ankylosing spondylitis and rheumatoid arthritis”, The Journal of rheumatology 2 (1985): 299-305.
  2. Dr. Susan Blum: Autoimmunerkrankungen erfolgreich behandeln. Das 4-Schritte-Prgogramm für ein gesundes Immunsystem (“Trattare con successo le malattie autoimmuni. Il programma in 4 fasi per la salute del sistema immunitario”), Kirchzarten bei Freiburg, 2015, p. 73.
  3. Lo afferma la nutrizionista Christina Alder: “Le intolleranze alimentari sono relativamente frequenti fra i malati di reumatismi. Evitare interi gruppi di alimenti come forma di prevenzione (per esempio latte o cereali) è sconsigliabile, perché può dare luogo a un apporto insufficiente di singole sostanze nutritive.” (Christina Alder: Alimentazione, Zurigo 2011, pp. 11-12)
  4. Jean Seignalet: Alimentazione ovvero la terza medicina, Nuova IPSA 2016. Si può trovare una buona sintesi sulla dieta ipotossica sul sito internet JeMangeMieux nonché sul sito del naturopata tedesco Christian Köller.
  5. (Nickname) fabien: “Jean Seignalet, génie ou charlatan?” (“Jean Seignalet, genio o ciarlatano?”), Articolo di blog 2007. “Il n’existe à ce jour aucune étude sérieuse démontrant la pertinence ou la dangerosité du régime Seignalet.” (“Attualmente non esiste alcuno studio serio che dimostri la validità o la pericolosità della dieta di Jean Seignalet”)
  6. “Ernährung und entzündliche Erkrankungen” (“Alimentazione e malattie infiammatorie”), informativa della Società Svizzera di Nutrizione SSN, 2011, (PDF), p. 3.
  7. Giorgio Tamborrini, Raphael Micheroli: “Alimentazione e malattie reumatiche infiammatorie”, info, rivista dell’Associazione Svizzera dei Poliartritici, n. 141, ottobre 2016, p. 13.
  8. L.G. Darlington, N.W. Ramsey, J.R. Mansfield: “Placebo-controlled, blind study on dietary manipulation therapy in rheumatoid arthritis”, Lancet 1986; 1: 236-238
  9. P.E. Ballmer/A. Uster et al.: “Ist mediterrane Ernährung wirksam zur Prävention und Behandlung der rheumatoiden Arthritis?” (“La dieta mediterranea è efficace nella prevenzione e nel trattamento dell’artrite reumatoide?”), Schweizer Zeitschrift für Ernährungsmedizin (Rivista svizzera di medicina nutrizionale) 2013/1, pp. 11-15, qui p. 14.

Articolo aggiornato il 10 Settembre 2020

Dottor Giuseppe Bova

Reumatologo e Nutrizionista Clinico. Ho posto la medicina integrata alla base della mia formazione medica e del mio lavoro clinico, integrando le terapie convenzionali e la medicina naturale. Nel corso degli anni, lavorando ogni giorno con i miei pazienti, ho approfondito le conoscenze dell'immunologia reumatologica.

Vuoi saperne di più o fissare una prima visita?

Lascia un commento