Il medico che il paziente vorrebbe

Il rapporto Medico-Paziente in crisi

Lo sviluppo della diagnostica e della terapia medica hanno portato i medici a focalizzare l’attenzione più sulla malattia che sul paziente, depersonalizzando il modo di colloquiare con il malato. La persona è stata trasformata in una cartella clinica.  È scomparsa la visione d’insieme dell’ammalato . E’ la lamentela frequente riferita dai pazienti che io visito in studio. E’ ora di cambiare.

Il Medico degli anni ’60

Molti anni fa il medico rappresentava una figura professionale rassicurante per l’ammalato. Ascoltava attentamente i sintomi, visitava palpando, auscultando cuore e polmoni, controllava i riflessi e la pressione. Andava a casa del malato anche di notte. Visitava e confortava. Questo non esiste più, salvo in pochi casi. Questa immagine di “vecchio medico condotto” mi è rimasta sempre impressa durante la mia formazione medica.

Il medico attuale

La specializzazione medica ha portato a perdere la  visione globale del caso (medicina olistica), dell’organismo e della persona del paziente nella sua unità.  In molti casi il paziente si trova a consultare clinici specialisti dei settori più diversi, senza che giunga a una diagnosi e a una soluzione, con una conseguente ansia.

La mancanza di un medico di riferimento ai controlli medici rende il paziente più ansioso e insicuro, lasciandolo spesso da solo a decidere la direzione da prendere rispetto alla propria malattia.  Si avvia pertanto un progressivo distacco della medicina dai bisogni di salute così come vengono percepiti dai malati, che si traduce in una crescente sfiducia, fino al risentimento e persino all’ostilità .

Le conseguenze

Questa via crucis porterà il malato ad essere rimbalzato da un medico all’altro.  Può succedere che chi va dal gastroenterologo sarà rimandato dall’epatologo, il quale se la situazione non è chiara, lo rimanderà dall’ematologo. E così alla fine si potrà non stare meglio ma sentirsi tranquilli per aver fatto tutto.

Il vero problema

La medicina contemporanea è diventata iperspecializzata ed ha fondato la diagnosi clinica sugli accertamenti di laboratorio e strumentali. Ne consegue che quasi nessuno ti visita e ascolta come dovrebbe. Una volta si diceva  “dalla testa sino ai piedi”.

Oggi è di moda la Medicina Olistica cioè di quella medicina del passato che considerava l’organismo un insieme di organi interconnessi al cui vertice c’era la psiche, la mente col suo vissuto. Oggi il malato è invece considerato un’autovettura composta da freni, pistoni, batterie, per ognuno dei quali ci voglia un tecnico specializzato.

Cosa fare

Bisogna rifondare la medicina di base e ridare dignità al medico che è stato trasformato in un amministratore di risorse. Il medico deve essere preparato con nuovi compiti dall’università. Basta medici come il dr House, della nota serie televisiva americana. House spiega poco ai suoi colleghi e ai suoi pazienti. È brutalmente franco, non ha nessuna empatia con il malato sino ad essere indisponente.

Bisogna che il vero medico collabori col paziente nella gestione della malattia prima di sottoporlo a visite ed esami inutili chiedendo anche il suo parere e disponibilità. Le capacità relazionali e comunicative della coppia medico-paziente costituiscono una premessa ineliminabile all’esercizio dell’atto medico nell’interezza della dimensione professionale ed etica.

Per queste ragioni la prassi medica non può essere considerata semplicemente l’aspetto tecnico applicativo di una scienza, così come il caso clinico è più della manifestazione di una legge generale. Quando si tratta della propria salute, non si può venire curati soltanto dal punto di vista astrattamente scientifico.

Il mio approccio col paziente

Vedo pazienti con pluripatologie complesse che richiedono una visione d’insieme (olistica) da parte mia. Do al malato quell’attenzione e disponibilità di cui egli necessita. Il tempo dedicato alla visita è per me l’atto più impegnativo. Devo conoscere la storia familiare del paziente, indagare sulle sue patologie pregresse e su quelle attuali. Valutare ed interpretare gli accertamenti.

L’atto medico si conclude con la spiegazione della patologia risultante, sulla prognosi e sui consigli terapeutici. Avendo seguito anche studi di medicina omeopatica, ove possibile, valuto se c’è la possibilità di seguire quella strada sicuramente preferita da parte di molti utenti per l’assenza di effetti collaterali. Ma informo anche quando è il caso di utilizzare o associare le terapie convenzionali. L’alimentazione e lo stile di vita concludono la visita.


Bibliografia

B. HœrniL’autonomie en médecine. Nouvelles relations entre les personnes malades et les personnes soignantes, Paris 1991.

H.-G. GadamerÜber die Verborgenheit der Gesundheit: Aufsätze und Vorträge, Frankfurt a.M. 1993 (trad. it. Milano 1994).

B.J. GoodMedicine, rationality, and experience, Cambridge-New York 1994 (trad. it. Narrare la malattia, Torino 1999).

C.C. DiClementeJ.O. ProchaskaToward a comprehensive, transtheoretical model of change. Stages of change and addictive behaviours, in Treating addictive behaviors, ed. W.R. Miller, N. Heather, New York-London 19982pp. 3-24.

 

dr. Giuseppe Bova

Articolo aggiornato il 18 Febbraio 2019

Reumatologo e Nutrizionista Clinico. Ho posto la medicina integrata alla base della mia formazione medica e del mio lavoro clinico, integrando le terapie convenzionali e la medicina naturale. Nel corso degli anni, lavorando ogni giorno con i miei pazienti, ho approfondito le conoscenze dell'immunologia reumatologica.

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